Il progetto


Descrizione del contesto dal punto di vista geografico e istituzionale

L’area dei Paduli è connotata da un paesaggio dominato prevalentemente da estesi e maestosi uliveti. Compresa tra i paesi di San Cassiano, Botrugno, Scorrano, Supersano, Ruffano, Montesano, Surano, Nociglia, Maglie, Cutrofiano, Miggiano in Provincia di Lecce, ricopre un’area che storicamente (fino alla fine dell’800) era occupata da una fitta foresta di querce, appartenenti all’antico bosco di Belvedere, la cui esistenza è oggi testimoniata dalla presenza di pochi esemplari sfuggiti alla distruzione, che si ergono in prossimità della fitta trama viaria. Oggi l’uso del territorio è caratterizzato prevalentemente da pratiche collettive ed individuali afferenti il tempo libero e l’agricoltura, ma che non sono in grado di sostenere le potenzialità di sviluppo di un’area che continua ad avere l’immagine di una campagna in lento abbandono.

 

 

 

 

I Paduli contano una superficie di 5.500 Ha quasi totalmente destinati a oliveti, attraversata da una fitta rete di sentieri, canali, vore, micro/macro-architetture anche di rilevanza storica, che grazie alla cura degli ormai pochi abitanti e di alcune aziende agricole, costituisce una sorprendente risorsa paesaggistica, un’oasi di biodiversità, che negli anni ha subito un lento abbandono da parte, soprattutto, delle generazioni più giovani delle comunità.

Questo luogo, con segni di antropizzazione poco invasivi, sembra presentare alcune specifiche connotazioni e/o problematiche:

          l’intera area si presenta come un luogo “isolato”, difficilmente accessibile dai vicini contesti abitati: in particolare, il lungo tracciato della SS 275, con una sezione di 30 metri circa (è in corso un progetto di raddoppio del tracciato), rappresenta ad est un ostacolo all’attraversamento e al suo raggiungimento;

          molti oliveti si trovano in un forte stato di abbandono;

          una cultura della produzione agricola frazionata e ancora assoggettata a pratiche convenzionali a dimensione prevalentemente familiare, che rivela una incapacità di rispondere a una domanda di mercato sempre più competitiva;

          assenza totale, nella loro estensione, di punti di riferimento “fisici”, aspetto che rende i Paduli un’area labirintica, introversa, impedita nello svelare le sue risorse;

          fruibilità limitata a sporadiche attività agricole e isolate iniziative sportive;

          presenza di aree intercluse a quelle agricole, in forte stato di abbandono;

          permanenze storiche (di tipo naturalistico, geologico, architettonico, viario) non identificate, tutelate e  valorizzate.

Per le sue particolarità, per la sua storia e per la sua rilevanza paesaggistica, l’area può rappresentare oggi, un territorio ideale per sperimentare rinnovate relazioni con gli abitanti, nuove forme di “cura” che ne impediscano il degrado, nuovi e antichi usi compatibili con le sue peculiarità, con l’obiettivo di restituirla a nuova vita contrastandone il carattere di marginalità.

 

I Paduli sono immersi nel cuore del Salento in un’area poco antropizzata rispetto al contesto provinciale, per certi versi quasi “dimenticata” dalle grandi urbanizzazioni, la cui caratteristica è quella di essere suddivisa in una miriade di piccole/grandi aree di proprietà privata, forse anche poco appetibile poiché lontana dai tradizionali luoghi del turismo costiero e dai centri di maggior frequentazione e/o produzione. Dalla scomparsa del bosco di Belvedere alla sua sostituzione con colture prevalentemente arboree, questa non ha mai attirato l’attenzione in termini di diffusione urbana, anche perché soggetta ad allagamenti e poco adatta all’edificazione, rimanendo una sacca rurale tale da assumere precisi connotati paesistico-ambientali poco sottoposti a pressioni da parte delle attività antropiche. 

 

Come sopra richiamato, l’area è compresa tra i Comuni di San Cassiano, Botrugno, Scorrano, Supersano, Ruffano, Montesano, Surano, Nociglia, Maglie, Cutrofiano, Miggiano in Provincia di Lecce, i cui confini non è scontato definire, andando certamente al di là di quelli puramente amministrativi.

In relazione al progetto di “Super-parco rurale dei Paduli” il processo di coinvolgimento dei comuni sopra richiamati, è stato avviato dal Comune di San Cassiano in collaborazione con l’Associazione LUA (Laboratorio Urbano Aperto) mediante lettere interlocutorie, specifici incontri, sedi di discussione e condivisione degli obiettivi, e con la preventiva sottoscrizione di un’intesa tra gli stessi.

Nel contesto della pianificazione di area vasta, al quale deve necessariamente connettersi il Super-parco dei Paduli, è d’obbligo citare che la Provincia di Lecce ha in corso di approvazione il proprio P.T.C.P. che propone l’idea del “Salento come parco” al fine di assicurare:

– la continuità ecologica del paesaggio utilizzando la permeabilità della matrice agricola;
– il superamento dei limiti del modello della diffusione della naturalità nella forma di reti ecologiche, optando per le interazioni tra matrice paesistica ed altri elementi “vettori”, tra cui anche i corridoi ecologici, ma anche le città ed i loro spazi verdi o la dispersione insediativa, che possono svolgere un importante ruolo di connessione ecologica.

Peraltro di recente la stessa Provincia di Lecce, con deliberazione G.P. n. 1515 del 13 ottobre 2006, ha proposto la perimetrazione delle aree da assoggettare a progettazione paesaggistica di secondo livello (art. 2.05 delle N.T.A. del P.U.T.T./P.). Tra queste ha ritenuto di identificare come ambito da assoggettare a piano di secondo livello (terzo ambito), un’area che per la gran parte ricopre l’estensione dei Paduli, ritenuta sottoposta a maggiore pressione e presumibilmente a “maggior rischio”, tale da richiedere una specifica pianificazione finalizzata alla tutela e alla salvaguardia paesistico-ambientale accompagnata da precise disposizioni normative. In questo senso i passaggi successivi richiederanno approfondimenti specifici con la Provincia di Lecce.

In questo filone si inserisce la volontà del Comune di San Cassiano, in sede di Primi adempimenti e adeguamento del proprio P.R.G. per l’attuazione del P.U.T.T./P., a seguito di specifici approfondimenti conoscitivi, di introdurre nelle Norme Tecniche di Attuazione il seguente articolo, dando corpo all’idea di Parco:

“(0.2.14) 3.2  Programma di “Parco Agrario dei Paduli”

Nelle aree individuate nella Tav.7 indicate con la dicitura “oliveto con presenza di esemplari di ulivo secolare”, sono presenti piante secolari alternate ad aree di impianto più recente. Vista la notevole estensione delle aree e la complessa connotazione storica, geografica, floro-faunistica e la forte valenza identitaria del luogo che prende il nome di “Paduli”, questa Amministrazione si impegna ad avviare i lavori  per la programmazione del progetto per il “Parco Agrario dei Paduli”. Il “Parco Agrario dei Paduli” rientra nelle Unità di Paesaggio individuate dai Piani Urbanistici Tematici di secondo livello della Provincia di Lecce. Per il censimento delle piante si rimanda alle indicazioni della Legge Regionale 14/2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi secolari della Puglia”.

L’area denominata “Paduli” è stata oggetto di ricerche attivate dall’associazionismo locale con attività di coinvolgimento degli abitanti nella messa appunto di un progetto di parco agrario che possa essere condiviso dagli attori locali. Questa Amministrazione fa proprie le basi tracciate dalle associazioni locali per attivare una specifica programmazione volta all’attivazione del “Parco Agrario dei Paduli” con precisi indirizzi di tutela, valorizzazione e sviluppo locale condivisi con i vari livelli amministrativi di governo del territorio (Regione, Provincia, Comune) e con gli abitanti attraverso una specifica attività di progetto partecipato.”

Peraltro, a seguito di incontri e discussioni con i Comuni dei Paduli, si è provveduto a concordare con gli stessi un testo deliberativo che ogni Giunta Comunale sta provvedendo ad approvare. L’intento è quello di assumere congiuntamente come strategico il tema della tutela e valorizzazione dell’area dei Paduli nell’ambito della programmazione dell’Area Vasta di appartenenza da attuare con i Piani Strategici.

Inoltre, si è concordato che il tema in oggetto, sia strettamente connesso e coerente con gli assunti del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia, con particolare riferimento agli Assi II (Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale) e III (Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale). 

Infine, si ricorda che il Comune di San Cassiano, come ente capofila, con nota prot. N. 1913 del 08.05.2008 ha presentato all’Assessorato all’Assetto del Territorio della Regione Puglia, la candidatura del progetto “Maledetti Paduli” come progetto pilota per la sperimentazione del P.P.T.R. (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) in corso di elaborazione dallo stesso Assessorato.

 

Finalità e obiettivi del progetto

Il progetto “Super-parco dei Paduli” intende continuare un processo (avviato nel 2003 dal Comune di San Cassiano in collaborazione con l’Associazione LUA – Laboratorio Urbano Aperto) di riscoperta del valore delle risorse locali, del proprio territorio, del ruolo che questi possono avere nello sviluppo, mediante semplici ma mirate attività quali il passeggiare, il coltivare, il camminare, l’osservare, il capire, l’indagare, il conoscere, coinvolgendo prioritariamente le comunità per farle diventare protagoniste delle scelte che incidono sulle aree da queste abitate e fruite.

Individuare e aprire nuove prospettive di sviluppo di questo territorio, attraverso un processo che utilizzi inedite pratiche collettive di indagine, scoperta, rivelazione, valorizzazione di quelle energie forti e deboli che testimoniano anche la volontà di ritessere l’intimo legame storicamente esistente nell’area salentina, tra territorio abitato e campagna urbana.

 

È nell’ambito di queste considerazioni che è nata l’idea di simulare un “Parco rurale per i Paduli”. Un parco con finalità e attività multiple, ludica-educativa, scientifica, ricreativa, produttiva, di studio, di ricerca, che si intreccino con azioni di tutela e valorizzazione delle biodiversità e nello stesso tempo miri alla riqualificazione culturale dell’area. Una sorta di “laboratorio rurale” in cui sperimentare politiche ecocompatibili di uso dei Paduli, diverse attività, nuove pratiche collettive, simulando un modo nuovo di vivere gli stessi Paduli sotto forma di parco rurale, promuovendo l’integrazione della dimensione ambientale, con quella economica (agricola) e culturale (storica, paesaggistica e sociale).

L’obiettivo, nel complesso, è quello di trovare un giusto equilibrio tra gli elementi resistenti del territorio (boschi, oliveti, masserie, vore, canali, infrastrutture storiche, ecc.), le potenziali modalità di uso e fruizione dell’area (produzione, ricettività, educazione, contemplazione, attività ludico/sportive, eventi, ristoro, studio, ricerca, ecc.), gli attraversamenti (viabilità, percorsi, sosta, infrastrutturazione storica, ecc.) e le peculiarità naturalistiche/ambientali/paesaggistiche dell’area.  Tale finalità, tuttavia, trova il suo concreto fondamento e valore solo se delineato in collaborazione con gli abitanti, singoli e/o associati, che attraverso la loro sapienza e la conoscenza dei luoghi, rappresentano un prezioso contributo alla definizione di un progetto che interessi il loro territorio.

Completata la ricerca e la simulazione, si potranno operativamente porre le basi per tracciare linee guida finalizzate ad attribuire ai Paduli l’identità di un parco rurale.

L’obiettivo contestuale è anche quello di superare il concetto di “parco” (“super-parco”) inteso in senso vincolistico e limitativo, deciso altrove e calato dall’alto con conseguente difficoltà ad essere recepito e compreso dalle comunità, per costruire insieme alle stesse una nuova accezione di tutela e cura di un’area, i “Paduli”, molto significativa per chi la vive, che consenta nuove forme di sviluppo della stessa e dei territori comunali in cui ricade. Si tratta, quindi, di non alimentare quella  “cultura contemporanea del territorio schizofrenicamente impegnata in una esasperata conservazione museale di reperti patrimoniali” (DP del PPTR), ma di mirare alla costruzione di “regole virtuose” socialmente condivise finalizzate alla ri-costruzione delle relazioni tra insediamento umano, ambiente e sviluppo.

L’intenzione è quella di utilizzare alcune metodologie (commisurate alle caratteristiche della comunità) legate alla progettazione partecipata, collegata anche alla volontà di ricercare una maggiore qualità del progetto stesso, nell’accezione di capacità di rispondere alle situazioni date e ai processi in essere. In ciò c’è il desiderio di promuovere la creazione di un linguaggio comune, la diffusione e condivisione di conoscenze, procedure di consultazione e decisione rinnovate, il superamento dell’interesse strettamente privato per trattare quello comune. Il processo di coinvolgimento attivo dei soggetti interessati muove dal riconoscimento dei Paduli come “bene comune” e dalla sua tutela e potenzialità di valorizzazione finalizzata anche all’utilità collettiva.

 

“La cura e la ricostruzione dei luoghi per la messa in valore dei “beni comuni” patrimoniali in forme durevoli e sostenibili richiedono cittadinanza attiva, consapevole, in grado di coniugare saperi contestuali con saperi esperti attraverso forme di democrazia partecipativa. Uno sviluppo locale autosostenibile, fondato sul riconoscimento e la valorizzazione dell’identità dei luoghi, deve innanzitutto essere sviluppo della società locale: la ripresa di parola degli abitanti sulle capacità di plasmare il proprio ambiente di vita e di relazione, attraverso una crescita della coscienza di luogo. Nuove forme di apprendimento e di partecipazione sono gli elementi necessari a questa crescita.” (DP del PPTR)

Il riconoscimento dei Paduli come “patrimonio territoriale” collettivo, da identificare, comprendere, del quale sentirsi parte, e quindi da valorizzare, curare, tutelare e promuovere, istintivamente avvertito dalla comunità, ma ancora in forma individuale, frammentata e non pienamente assimilato in termini di sviluppo futuro, induce ad adottare un approccio che utilizzi un linguaggio semplice e di immediata comprensione e che abbia come primario obiettivo quello di sviluppare, appunto, la “coscienza di luogo”, secondo l’accezione proposta nel documento programmatico del PPTR Puglia.

Nello specifico, per l’acquisizione dei dati territoriali, delle visioni, delle immagini, dei punti di vista sui Paduli, che consentano di ricostruirne un’immagine della complessità, delle risorse, delle specificità, al fine di promuoverne tutela e valorizzazione, nel processo partecipativo avviato nel 2003, il LUA ha sempre chiesto ai partecipanti al laboratorio di utilizzare differenti linguaggi artistici e comunicativi come strumento di ricerca e di indagine, di espressione e condivisione di sensazioni, pensieri e impressioni, che affiancati all’indagine tecnico-scientifica, favoriscono un approccio alternativo e multivisuale alla complessità del territorio.

 

Peraltro la frammentazione amministrativa, tipica del Salento, connotata da piccole realtà, e la rincorsa da parte delle stesse ad una propria caratterizzazione che spesso risulta difficile da raggiungere con ricadute non sempre efficaci, strutturali e durature in termini di sviluppo reale, conduce anche a ri-pensare alle politiche di sviluppo di tali realtà. I Paduli, sistema complesso della ruralità salentina, con la loro multisettorialità (paesaggistica, produttiva, culturale, storica, ambientale, ecc), estensione, localizzazione, appartenenza, radicamento storico e culturale, possono in tal senso rappresentare il “tavolo” entro cui mettere a sistema aspetti e valori molteplici su cui incentrare gli sforzi, le energie e i finanziamenti finalizzandoli ad uno sviluppo sistemico di quelle zone, in cui la tutela paesaggistico-ambientale sia l’asse portante delle nuove scelte di tale sviluppo. In questa accezione di sviluppo, che guarda oltre i confini amministrativi e una visione puntuale e settoriale, i Comuni interessati e gli enti coinvolti, si possono misurare intorno ai “temi” e ai “valori” reali delle proprie realtà, avendo ben presente che questi possono nascere e nascono dai bisogni espressi dalle proprie comunità.

 

Il processo e i soggetti coinvolti.

Nell’estate 2003 il LUA, in collaborazione con il Comune di San Cassiano, ha avviato il programma di coinvolgimento della comunità senza stabilire un obiettivo progettuale verso cui indirizzare i lavori previsti all’interno dei laboratori proposti. Il tema del super-parco affrontato nel laboratorio del 2008 (27 lug-3 ago) è il frutto di passaggi graduali che dal primo laboratorio del 2003 con il tema dell’Identità, hanno portato con loro argomenti diversi che producevano altri argomenti. Il progetto prevede anche il coinvolgimento nell’evento di figure provenienti da altri ambiti territoriali, con competenze e professionalità diversificate, connotando il medesimo progetto di  carattere multidisciplinare, per rispondere così all’idea di voler indagare i Paduli in ogni aspetto e sfumatura che li connota. A chi, dall’esterno, è chiamato ad elaborare le proprie ricerche, si chiede di avviare un percorso di avvicinamento agli abitanti, di collaborazione e di interazione con questi, in un contesto creato, per consentire ad ogni partecipante di sviluppare le proprie idee e le proprie visioni del territorio esplorato condividendolo con la comunità.

 

Le regole

Ogni laboratorio proposto ha seguito alcuni principi fondamentali che presentano l’unico elemento di rigidità dell’intero sistema:

·          chiunque può partecipare

·          il laboratorio è strutturato in modo tale da far incontrare il punto di vista degli abitanti con il punto di vista di chi non abita il luogo. Cioè il laboratorio e le idee prodotte non possono essere un’esperienza tutta interna alla comunità ma si fondano sul principio dello scambio;

·          il tema proposto su cui lavorare durante il laboratorio è vincolante;

·          chi partecipa è vincolato a costruire il proprio lavoro con gli abitanti e a pensare la propria ricerca in funzione di ciò;

·          ogni laboratorio si conclude con un evento in cui i lavori svolti vengono esposti, spiegati, presentati alla comunità.

 

Il processo

Il percorso seguito nel periodo 2003-2008 si potrebbe riassumere, con le dovute semplificazioni, nel seguente schema:

l        FASE 1: coinvolgimento/esplorazione

viene proposto il primo laboratorio sul tema dell’identità, si creano i primi contatti e i primi legami tra partecipanti al laboratorio e abitanti. In questa fase l’Amministrazione comunale è un soggetto garante ma non coinvolto direttamente nell’elaborazione delle ricerche prodotte nel laboratorio

l        FASE 2: consolidamento/conflitto

secondo laboratorio sul tema delle rotte e percorsi fisici e di vita. I rapporti stabiliti nell’anno precedente si consolidano. Si crea un gruppo più affiatato nei rapporti interni al laboratorio e nei confronti degli abitanti. In questa fase la comunità sembra riconoscere il valore del laboratorio come elemento attrattore di persone esterne al paese che creano discussioni con gli abitanti. Alcune ricerche e lavori fatti dai partecipanti mettono in luce alcuni elementi di crisi nella comunità. Il rapporto con l’area dei Paduli sembra essere fortemente critico e ricco di elementi da indagare.

l        FASE 3: consolidamento/tema di progetto

il terzo e quarto laboratorio, affrontano il tema dell’area dei Paduli, prima in senso conoscitivo poi attribuendogli una dimensione più creativa. Dal tema dei Paduli si passa al tema del Super-parco dei Paduli. La comunità e l’Amministrazione comunale sono pienamente coinvolte nel laboratorio. Questa fase è tuttora aperta e in fase di realizzazione.  

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